SE POTESSI AVERE

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SE POTESSI AVERE

Arianna Bonino

Pubblicato il 15 Aug 2021

Gli avidi mercanti spinti dal profitto,
corrono verso le indie riarse, e il sole che sorge;
da qui essi portano pepe piccante e ricche droghe,
barattando con le spezie le merci italiane.

(In “Il lauto scambio” di W. J. Bernstein)

Se solo Persio sapesse che di sale e di pepe adesso ne posso mettere a piacimento - “quanto basta”, e anche su questo prima o poi troverò la risposta che mi affligge quelle rare volte che fingo di cucinare, laddove forse la vera questione è “quando basta?” - dicevo, Persio rivedrebbe probabilmente i suoi versi o, quantomeno, si produrrebbe nel dirmi in modo preciso quanto pepe piccante occorre per una preziosa mercanzia italiana. Pepe e sale.

Gli oggetti concreti, a partire proprio dall’emblematico sale, sono da sempre serviti come denaro, essendo questo appunto definito dalle sue funzioni.
Perle, spezie, conchiglie, bestiame e, naturalmente, oro. Cose di valore, quindi. Un valore intrinseco o presunto tale che si esprime proprio nella sua funzione di mezzo di scambio, mezzo di pagamento e riserva di valore.

Ma è da tempo immemorabile che il denaro ha perso il suo “valore reale”, quello da cui in origine derivavano gli altri effetti.

Come un pittore che inizia ritraendo cose riconoscibili, figure del reale, riproducendone i tratti concreti, per poi ritrovarsi ad astrarre sempre più, limando e levigando le forme e i colori, per giungere all’idea portante, scevra da stratificazioni materiche, il denaro nel corso della storia ha perso il valore della sua sostanza, mantenendo il suo sostanziale valore.


In altre parole, che poi sono quelle di Jens Weidmann, presidente della Bundesbank, parole prounciate in occasione del 18esimo discorso all’ Institute for Bank-Historical Research (IBF) - a Francoforte, il 18 Settembre 2012, “Il denaro non è più connesso alle riserve auree da quando il dollaro USA è stato rimosso dal gold standard nel 1971…Il denaro è una convenzione sociale, non ha un valore intrinseco che viene prima del suo utilizzo; piuttosto, il suo valore è creato dal suo costante scambio e utilizzo.

Questa constatazione, che di primo acchito può suonare banalmente evidente, non è altrettanto banale nelle sue conseguenze, quando Weidmann prosegue, interrogandosi sull’origine del denaro: “Le banche centrali creano denaro concedendo credito alle banche commerciali contro garanzie reali o mediante l’acquisizione di beni come le obbligazioni. Il potere finanziario di una banca centrale è in linea di principio illimitato; essa non deve acquisire preventivamente il denaro che presta o utilizza per i pagamenti, ma può fondamentalmente crearlo dal nulla.”

Insomma, è facile: visto che il denaro non ha più a che fare con cammelli, incensi e altre preziose sostanze, a quanto pare, se serve, basta stamparlo e i tutorial a supporto - più o meno d’autore che siano - non mancano:

Se questa fosse la soluzione praticabile, se si trattasse del migliore dei mondi e non di fantasia, ma anche possibile, il pezzo in oggetto finirebbe qui, con la scoperta non solo del secolo, ma oserei dire del millennio, se non di più. E invece il pezzo, come è evidente, prosegue. Perché, a proposito di denaro, occorre fare i conti con un altro aspetto non di poco conto: ciò che infatti sta alla base del costante scambio e utilizzo del denaro è la fiducia: “Le banche centrali creano denaro concedendo credito alle banche commerciali contro garanzie reali o mediante l’acquisizione di beni come le obbligazioni. Il potere finanziario di una banca centrale è in linea di principio illimitato.” E, a questo punto, Weidmann non può non ricordare la geniale intuizione di Goethe che nel Faust spiega con sorprendente anticipo il fenomeno dell’economia moderna ed il rischio inflazionario e cioè della svalutazione del denaro connessa alla sua produzione illimitata e sostanzialmente incondizionata:

L’IMPERATORE

Non è così che arriva quel che manca,
cosa dimostra il tuo quaresimale?
Dei “se” e dei “ma” perpetui sono stufo;
mancano i soldi, falli saltar fuori”

MEFISTOFELE

Tutto quel che volete, e anche di più
è facile, ma il facile è difficile;
i quattrini ci sono, basta prenderli,
ma qui sta l’arte, chi sa come si fa?
Riflettete: nei tempi spaventosi
in cui fiumane d’uomini sommersero i paesi,
questo o quello, tanto fu il terrore,
nascose quel che aveva di più caro.
Fu così fin dai tempi dei potenti Romani,
e così avanti fino a ieri, a oggi.
Tutto ciò sta sepolto sottoterra,
la terra è del sovrano, perciò è suo.”

….

L’IMPERATORE

Sbrighiamoci! Oramai non te la svigni,
metti alla prova le tue fanfaronate,
facci vedere subito i preziosi depositi.
Ecco, metto da parte spada e scettro,
se tu non menti, con le mani auguste
voglio mettermi all’opera io stesso,
e se menti, mandarti io all’Inferno!”

IL CANCELLIERE

avvicinandosi lentamente
Grande fortuna nei miei tardi giorni.
Guardate il foglio greve di destino
che ha tramutato in gaudio ogni tormento.

Legge

“Sia noto a chiunque lo desideri:
questo biglietto val mille corone.
Giace a sua garanzia, pegno sicuro,
l’infinita ricchezza sepolta nell’impero.
E si provvederà che il gran tesoro,
appena dissepolto, serva per convertirlo”.

L’IMPERATORE

Sospetto un crimine, un mostruoso inganno!
Chi ha contraffatto qui il nome di Cesare?
Restò impunito un simile delitto?

IL TESORIERE

Non ricordi? Tu stesso l’hai firmato;
proprio stanotte. Tu eri il grande Pan,
il cancelliere accanto a noi ti disse:
“Concediti il più grande piacere della festa,
la salvezza del popolo in due tratti di penna”.
Una firma perfetta, subito riprodotta
nella notte a miriadi, per magia.
E perché il beneficio toccasse a tutti subito,
noi ne stampammo la completa serie,
ecco i dieci ed i trenta, i cinquanta ed i cento.
Che bene han fatto al popolo non ve l’immaginate.
Guardate la città, muffita e moribonda,
ora tutto rivive e brulica giocondo!
Il tuo nome da tempo fa già felice il mondo,
ma non l’han mai gridato con tanta simpatia.
L’alfabeto oramai è in soprannumero,
in questo segno tutti son beati.”

L’IMPERATORE

Per la mia gente vale oro zecchino?
Basta per buona paga alla truppa, alla corte?
Mi meraviglio, ma devo approvare.”

Il fatto che le banche centrali siano autonome nella creazione di denaro delega loro un compito delicatissimo, che è proprio quello derivante da un privilegio così straordinario: garantire la stabilità della politica monetaria, presidiando la preservazione del valore del denaro, come Goethe pare aver intuito così brillantemente.


Allora, pare che si possa concludere, dato che tutto è bene quel che finisce bene. Il punto è che non finisce qui, anzi. Nuovi rischi incombono, proiettando ombre sinistre -e destre- e con ciò richiedendo oltremodo cautela, saggezza, visione.
Sono passati solo pochi giorni da quando Nane Cantatore ci spiegava cosa sia virtuale e quanto reale sia il virtuale.

Ecco, volete un esempio di qualcosa che davvero è 100% virtuale? Proprio lui, il denaro, che virtuale lo è appunto per definizione, non avendo bisogno di alcuna fisicità per generarsi, circolare e… moltiplicarsi.
Era capitato anche a qualcun altro un’avventura bizzarra, se non ricordo male: tale Henry Adams, uscito questa volta dalla prodigiosa penna di Mark Twain e protagonista di un’avventura che mette i brividi, per quanto sembra un selfie dei nostri giorni. “La banconota da un milione di sterline”, laddove Henry riceve una banconota straordinaria dall’incredibile valore suddetto. Tutto fantastico, se non fosse che, provando finalmente a spenderla per sfiziarsi e goderne nei modi a lui più graditi, il nostro eroe incappa nell’insormontabile ostacolo di non trovare alcuno in grado di cambiarla, tale è il valore di quella banconota. Ma, tant’è, quel valore dapprima non spendibile, c’è e sulla base della fiducia al portatore di cotanto titolo, ecco che gli si fa credito e con ciò si crea nuovo valore, senza che serva più tirar fuori l’eccezionale bigliettone.
E va bene, che il denaro non sia tutto, tutti lo sappiamo.

Ma la morale di oggi è un' altra. Se è vero, come è vero, che il denaro non è tutto, è ancora qualcosa, il denaro?
E se sì, cosa?

Cose virtuali, appunto.
Cose di questo mondo.

Le opere pittoriche sono di Till Rabus

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Sono Michele Laurelli, fondatore di Algoretico. Quello che hai letto è solo una piccola parte di ciò che facciamo. Curioso di scoprire di più?

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