La scrittura segreta

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La scrittura segreta

Nane Cantatore

Pubblicato il 19 Aug 2021

Uno dei prefissi più usati nel gergo digitale è “cripto”. Una parola antica, che significa nascosto, segreto; da qui deriva crittografia, che è una tecnica quasi altrettanto antica. La usava, lo sappiamo con certezza, Giulio Cesare e probabilmente non era una novità nemmeno allora.

La storia della scrittura è segnata da un paradosso. Da una parte, è un metodo estremamente efficace per conservare e trasmettere le informazioni. Tanto efficace che oggi gli archeologi sono in grado di leggere le tavolette sumere che documentavano l’ammontare dei depositi reali di grano, con la stessa esattezza degli scribi cui erano destinati. Ma proprio per questo un testo scritto è esposto a sguardi indesiderati, che possono impadronirsi di informazioni vitali, contraffarle, falsificarle. Da qui nasce una lunga e affascinante storia di crittografie, metodi per trasformare la scrittura da codice aperto, accessibile a tutti, in codice chiuso, ad accesso ristretto. Ne parla Umberto Eco, nel suo La ricerca della lingua perfetta nella cultura europea, opera di grande fascino per chi voglia approfondire quel misterioso oggetto quotidiano che si chiama linguaggio.

Oggi, però, il prefisso cripto si usa in particolare per le criptovalute: cerchiamo di capire perché e di cosa si tratta. Qui l’elemento chiave è la garanzia della sicurezza delle transazioni. Le criptovalute, infatti, non hanno un emettitore unico devono garantire la massima affidabilità delle transazioni, per essere certi che le valute scambiate siano quelle “vere”. Ci sono quattro requisiti principali:

  • Riservatezza: l’informazione non può essere compresa da chiunque;
  • Integrità: l’informazione non può essere alterata;
  • Irrevocabilità: il mittente non può negare le sue intenzioni nella trasmissione dell’informazione in un momento successivo;
  • Autenticazione: mittente e destinatario possono confermarsi a vicenda.

La sicurezza della blockchain deriva dal tipo di crittografia che utilizza. Ogni transazione registrata su blockchain è crittografata e solo il suo destinatario è in grado di decifrarla. Il tipo di codifica usato è definito crittografia asimmetrica.

Questo sistema si basa su una coppia di chiavi: pubblica e privata. La coppia di chiavi è legata matematicamente da una funzione, che assicura che un messaggio criptato con una delle due chiavi possa essere decifrato solo dall’altra. Per fare un esempio: A vuole inviare un messaggio a B, ma vuole assicurarsi che soltanto B possa leggerlo. Con la crittografia asimmetrica, A cripta il messaggio usando la chiave pubblica di B (che, in quanto pubblica, è disponibile). Una volta cifrato, può essere decifrato solo con la chiave privata in possesso di B e solo di B. Nemmeno A può più decifrarlo. A sua volta, B risponde usando la chiave pubblica di A, che è il solo a poter decifrare il messaggio.

La blockchain usa questo sistema per permettere lo scambio di beni (come ad esempio criptovalute) tra una persona e un’altra. Ogni persona che detiene un bene (di qualsiasi tipo) sulla blockchain è in possesso di una chiave pubblica - nota anche come “address” (indirizzo) - e di una privata.

In questo modo, diventa possibile garantire tutti i requisiti di cui sopra. Infatti, la riservatezza è assicurata dal fatto che solo il destinatario possa accedere all’informazione. L**’integrità** e l’**irrevocabilità** sono funzioni intrinseche: dato che, una volta criptata, l’informazione può essere aperta solo dal destinatario, nessuno può modificarla o negarla. Infine, la cifratura garantisce anche l’**autenticazione**, dato che riporta chi ha cifrato il messaggio e che questo, per definizione, identifica il destinatario. Le caratteristiche formali della crittografia, quindi, sono alla base di tutto il sistema e ne garantiscono il valore.

L’aspetto interessante di tutto ciò, che rende la blockchain un sistema molto interessante anche oltre l’aspetto finanziario, è che diviene possibile modulare l’informazione definendo con esattezza a chi è destinato, chi l’ha inviato e a quali transazioni si fa riferimento. Proteggendo l’informazione (il contenuto) si crea un nuovo livello di articolazione del medium con cui viene trasmessa. Per la prima volta nella storia, un modello davvero a misura di network.

Sono felice di vederti qui!

Sono Michele Laurelli, fondatore di Algoretico. Quello che hai letto è solo una piccola parte di ciò che facciamo. Curioso di scoprire di più?

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