It’s coming, it’s real

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It’s coming, it’s real

Arianna Bonino

Pubblicato il 24 Jun 2021

Se fino a qualche anno fa parlare di veicoli senza conducente era fare della fantascienza o quasi, la guida autonoma è ormai una realtà e la velocità -è il caso di dirlo- con cui sta evolvendo questo settore fa capire che l’orizzonte temporale entro il quale cambieranno fortemente scenari e sistemi di trasporto è decisamente vicino.

Quando si affronta l’argomento in questione non si possono scindere due elementi distinti che stanno viaggiando di pari passo e si alimentano vicendevolmente: l’intelligenza artificiale e la tecnologia delle auto a guida autonoma.

L’ AI è impiegata in primis nella fase di fabbricazione dei veicoli, oltre che integrata nelle auto per renderle performanti, efficienti e confortevoli dal punto di vista sia della sicurezza che del piacere di guida.

Ma congiuntamente alle nuove tecnologie, è decisivo tener presente l’aspetto ecologico e quindi l’impatto ambientale, e questo da un lato avviene con l’obiettivo della riduzione delle emissioni inquinanti dirette, e dall’altro con lo snellimento e la razionalizzazione dei volumi di traffico e degli spazi impegnati dai veicoli, oltre che dal numero stesso dei veicoli circolanti.

Siamo portati a immaginare le grandi e note industrie di settore impegnate ad escogitare nuove tecnologie impiegando tutte le funzionalità dell’AI sia nelle fasi di produzione che di fruizione del prodotto auto; a maggior ragione, il proliferare di numerose start up con la specifica mission di generare esclusivamente veicoli “intelligenti” di nuova concezione conferma la crucialità dell’impiego dell’AI in questo ambito.

Uno degli aspetti più critici da dover affrontare e risolvere non è tanto quello della guida autonoma senza conducente, che infatti è già una realtà quanto a trasporto pubblico su tracciati fissi o all’interno di aree circoscritte e mappate in modo tale che i veicoli possano trasportare merci senza bisogno di una mano che conduca il mezzo.

Ma, si sa, la mappa non è il territorio: la vera sfida - e qui entra in gioco l’AI - è quella di riuscire a far colloquiare il veicolo con un ambiente “umano e umanizzato” con tutte le variabili che questo potenzialmente porta con sé: il traguardo è dotare i mezzi di trasporto dell’autonoma capacità di adattamento alle peculiarità del percorso e alle accidentalità che si possono presentare, per definizione imprevedibili.

La Drive ai di Mountain View (California), società acquisita da Apple -che è sempre più interessata al settore del self-driving-, sta implementando i veicoli a guida autonoma integrandoli con sistemi di AI che li rendono capaci di “dialogare” con l’ambiente recependo e traducendo gli input e adattando di conseguenza la guida per garantire la sicurezza reciproca, senza sacrificare il fattore efficienza: arrivare sani e salvi a destinazione, ma arrivarci pur sempre in tempo.

E’ questo il nodo cruciale: non più adattare l’ambiente al veicolo, ma esattamente l’opposto.

Che poi equivale a passare dal “livello automotive zero”, che è quello privo di qualsiasi automazione e quindi tradizionale, al “livello automotive 5”, quello di automazione completa, dove il mezzo di trasporto debba solo ricevere l’informazione della destinazione per portare a termine il trasporto -di umani o merci che sia- senza alcun intervento esterno.

E’ ormai la normalità per il conducente cedere determinate funzioni in determinate circostanze al veicolo, essendo ormai diffusa e quasi di serie sulle auto la presenza di “cruise control adattivo”, di “lane centering”, ma anche di sistemi di mantenimento del veicolo in carreggiata, come anche di supporto di frenata e non da ultimo di stabilità del veicolo. Tuttavia, l’elevata e la completa automazione sono traguardi a cui per ora si tende, ma ancora da realizzare.

Si tratta quindi di cercare di sviluppare nei veicoli una capacità percettiva a 360° in modo che quel dispettoso gatto nero che attraversa la strada la smetta una buona volta di portare sfortuna, prima di tutto a se stesso e non sia costretto a sacrificare una delle sue preziose vite, che, pur essendo numerose, sono solo sette. E, si sa che, al contrario, le vie del Signore sono infinite.

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Sono Michele Laurelli, fondatore di Algoretico. Quello che hai letto è solo una piccola parte di ciò che facciamo. Curioso di scoprire di più?

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