Il testo connesso

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Il testo connesso

Nane Cantatore

Pubblicato il 3 Sep 2021

La maggioranza dei testi con cui entriamo in contatto quotidianamente sono ipertesti. Praticamente tutto ciò che leggiamo su uno schermo non si limita alle parole che lo compongono, ma contiene tutto un apparato di strumenti che puntano altrove. Link ad altri materiali, immagini, video, tag, commenti, pulsanti per la condivisione sui social, senza contare la navigazione all’interno del sito che lo ospita. Il più delle volte, siamo arrivati a questo testo seguendo un link esterno, per esempio un post su un social network, il risultato di un motore di ricerca o la segnalazione di un aggregatore. Insomma, arriviamo a un ipertesto partendo da altri ipertesti e continuiamo verso altri ancora: il testo è un luogo di passaggio. Ancora di più, se pensiamo che il testo non è soltanto un insieme di parole scritte: a rigore, ogni informazione interpretabile è un testo, quindi anche le immagini e altri media.

Il web è, per definizione, una rete di connessioni: non c’è da stupirsi, allora, che il suo principale codice sia un sistema di gestione ipertestuale, l’HTML. Nato nel 1991, l’Hypertext Mark-up Language si è certamente evoluto nel tempo: oggi la versione di riferimento è l’HTML 5, in continua trasformazione. Ma la struttura di fondo resta la stessa: una pagina HTML è composta fondamentalmente da due categorie di oggetti. La prima è composta dai contenuti: per esempio, nella versione HTML di questa pagina, queste parole sono un contenuto. La seconda categoria comprende i tag: operatori che definiscono gli attributi. Per esempio, dato che prima ho scritto la parola “tag” in grassetto, nella sua versione HTML appare così: tag, dove i due operatori indicano che il contenuto compreso al loro interno è, appunto, in grassetto.

Tag e contenuti

Come si vede, l’insieme dei tag (ce ne sono 110) definisce tutti i possibili attributi di un contenuto, con una logica di base estremamente semplice, su due soli livelli. Questa struttura si presta ottimamente all’automazione dei processi e definisce una chiara demarcazione, anche nella prospettiva. Un utente, normalmente, si interessa al contenuto, sia esso testo, immagini o altro: è arrivato su quella pagina perché vuole quel contenuto, non altro. Chi invece bada alla struttura, sia esso un operatore umano, un compilatore automatico, un motore di ricerca o un’intelligenza artificiale, osserva con attenzione i tag.

L’insieme degli attributi ipertestuali, infatti, definisce la posizione della pagina nell’insieme della rete e il tipo di operazioni necessarie a renderla fruibile. Sono questi dati, insomma, a farla funzionare e a rendere visibile il contenuto. Ma non solo: per quanto non visibili al fruitore, i tag ne definiscono l’esperienza di fruizione. Ciò significa che la progettazione di un sito, o di qualsiasi contenitore digitale di informazioni, passa per la definizione di ciò che è possibile nella sua fruizione e di come lo è. In questo modo, il controllo dei tag crea una barriera fondamentale tra l’utente e chi li gestisce.

L’ingresso di sistemi sempre più basati sul lavoro delle intelligenze artificiali nella ricerca e classificazione dei contenuti web si basa, anch’esso, sulla lettura dei tag. Un motore di ricerca, per esempio, spesso definisce l’importanza dei contenuti di una pagina a seconda dei tag che li definiscono. Da qui derivano alcuni effetti paradossali, come alcune conseguenze delle famose regole SEO: per rendere il contenuto più visibile ai motori di ricerca, se ne compromette la leggibilità.

Anche qui, le intelligenze artificiali possono aiutarci a migliorare le cose. Strumenti di comprensione del testo (scritto, ma non solo) possono migliorare la definizione della rilevanza di un contenuto. A questo punto, gli elementi ipertestuali non agirebbero più, in modo improprio, come marcatori di rilevanza ma, soprattutto, come elementi di struttura, il cui scopo sia quello di farci muovere meglio tra i contenuti. E anche l’esperienza d’uso dei siti, con compilatori sempre più sofisticati e capaci di semplificare il coding, diventerà sempre più semplice e sofisticata.

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Sono Michele Laurelli, fondatore di Algoretico. Quello che hai letto è solo una piccola parte di ciò che facciamo. Curioso di scoprire di più?

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