I bias di conferma: un pericoloso antidoto alla solitudine

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I bias di conferma: un pericoloso antidoto alla solitudine

Michele Laurelli

Pubblicato il 24 Feb 2020

Affidarsi alle scorciatoie mentali (euristiche) è un’azione quasi fisiologica, che facilita il nostro modo di osservare il mondo, ma che al contempo affonda le possibilità di elaborare un pensiero critico e autentico.

I bias cognitivi che ci spingono verso azioni dettate dalle euristiche sono tantissimi: la psicologia non è ancora in grado di mappare completamente il ventaglio dei bias, ma a oggi ne possiamo conoscere e interpretare più di cento. E non è per nulla poco.

Un bias particolarmente insidioso e frequente – e, inutile negarlo: pericoloso – è quello che viene definito confirmation bias.

  • L’istinto di confermare le proprie idee

Per comprendere che cos’ il bias di conferma è necessario partire da un assunto: un bias è caratterizzato da un processo di decisione impulsivo, associativo, che non richiede impegno… ma questo ovviamente non esclude che il nostro cervello possa immagazzinare ipotesi, teorie e visioni anche autonome.

La problematicità di questo bias sorge infatti quando abbiamo una ipotesi (una tesi di partenza su un qualsiasi tema) che consideriamo assolutamente nostra e preziosa: sentiamo la necessità di confermare la nostra posizione, di poterla rendere una interpretazione plausibile, di farla uscire dallo status di puro “pensiero autonomo”.

È per questo che cerchiamo delle conferme: questa mia visione ha dei riscontri?; c’è qualcuno che può confermare che ciò che penso io sia valido anche per altri?

Se a queste domande seguono fattori come la carenza di conoscenze e la mancata voglia di valutare con impegno e criticità le proprie idee di partenza… beh, ecco che “scattail bias di conferma.

Questo bias è, quindi, la tendenza che abbiamo nel ricercare solo e soltanto le informazioni che potranno confermare le nostre teorie, escludendo dalle nostre ricerche quelle informazioni che potrebbero scalfire le nostre convinzioni. Questo implica che, nel momento di compiere una decisione, sceglieremo ciò che conferma una nostra idea, a prescindere dalla circostante realtà effettiva.

  • Un esempio concreto

Un esempio pratico può essere quello dei sostenitori di un certo tipo di alimentazione, come chi propaganda l’efficacia dell’assenza di carboidrati dai piani alimentari.

Se ci convinciamo, più o meno autonomamente, che questa specifica dieta è meglio di un’altra faremo ricerche tese a confermare la bontà di quella dieta.

Digiteremo su Google: “Non mangiare carboidrati fa bene”, oppure “I carboidrati fanno male”. Non digiteremo mai frasi come “Non mangiare carboidrati fa male” o “I carboidrati sono fondamentali per una alimentazione sana”.

In poche parole: se abbiamo una convinzione cerchiamo una conferma, non un contraddittorio.

  • Un bias pericoloso: perché ci fa sentire meno soli

È per questo che il bias di conferma è uno tra i più delicati e, in qualche modo, pericolosi: si tratta di un meccanismo che è alla base di ogni fanatismo, sfruttato moltissimo durante le attività di propaganda politica, di pubblicità e in qualsiasi altra forma di comunicazione che cerca un consenso superficiale. Svuotare i soggetti del proprio pensiero critico può avvenire approfittando di bias come quello di conferma: facendoci sentire accolti in un gruppo di persone accomunati da visioni e idee.

Il bias di conferma è uno dei più difficili da regolare o modificare: un primo passo utile, come per tutti i bias, è quello di conoscerlo. Perché a partire da queste conoscenze è possibile sviluppare un pensiero lucido e critico sulle numerose dinamiche che dettano gran parte delle nostre vite: dalle scelte politiche a quelle di marketing, dai processi comunicativi alle scelte lavorative.

Sono felice di vederti qui!

Sono Michele Laurelli, fondatore di Algoretico. Quello che hai letto è solo una piccola parte di ciò che facciamo. Curioso di scoprire di più?

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