Di cosa parliamo quando parliamo di BIAS cognitivi

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Di cosa parliamo quando parliamo di BIAS cognitivi

Michele Laurelli

Pubblicato il 17 Feb 2020

Intelligenze artificiali, macchine in grado di imparare, dialoghi con entità non umane… Non è fantascienza: ma per comprendere bene dobbiamo partire da lontano. Da qualcosa che innerva ogni aspetto della nostra vita.

Sì esatto: «ogni aspetto della nostra vita». Perché è proprio da noi, dalla nostra natura umana, che ogni azione di machine learning prende forma. Nel bene e nel male, dalla semplice promozione di un prodotto alle “bestiali” macchine di produzione di fake news: la psicologia è alla base di tutto questo.

  • Bias cognitivi: tutt’altro che un mistero

Dall’architettura dei negozi al design di un logo, dalle parole utilizzate in una campagna pubblicitaria ai colori della confezione di un prodotto: tutto viene realizzato partendo proprio dai meccanismi cognitivi e dalla psicologia umana. Perché un consumatore (o un elettore, o un lavoratore) non può mai essere concepito come una scatola vuota inerte da riempire di messaggi e convinzioni, ma una figura umana caratterizzata da attenzione, concentrazione e… bias.

Ed ecco il punto: bias cognitivi, un’espressione che sembra avere una patina un po’ misteriosa. Eppure non c’è nulla di misterioso, dato che è un modo per denominare dei processi assolutamente nostri, umani, trasversali a chiunque in qualsiasi momento delle nostre vite.

Per bias cognitivi, infatti, si intendono quelle debolezze che la nostra mente compie nel momento in cui deve prendere una decisione o stabilire una valutazione.

  • Capire il cervello: per creare un cervello

Il nostro cervello è “ecologico”, cioè costantemente attivo per adattarsi all’ambiente in cui si trova. Per fare questo, il cervello mette in atto dei processi di decisione che possono essere approfonditi, studiati… e usati quando si vuole proporre qualsiasi cosa.

Potremmo schematizzare i nostri sistemi di decisione in due macro-categorie:

- Il pensiero logico-razionale, cioè quello controllato, che prova con lentezza a raggiungere la conclusione presumibilmente corretta in base ai dati a disposizione e alle conoscenze pregresse.

- Il pensiero impulsivo, automatico, basato sulle associazioni e le scorciatoie mentali. Questo pensiero viene definito euristico. E le scorciatoie mentali che applichiamo vengono chiamate euristiche.

I bias cognitivi nascono quando ci si affida a questo secondo tipo di pensiero, seguendo le scorciatoie mentali. Ed è per questo che le forme di comunicazione, dal marketing cognitivo alla propaganda, si muovono su un tracciato di bias cognitivi.

  • Proviamo a mettere ordine

È una faccenda complicata, certo. Ed è per questo che ho deciso di scrivere un libro per dare delle coordinate semplici e lineari a chiunque voglia orientarsi in questo mare di informazioni affascinanti – e davvero decisive, anche solo per fare luce su ciò che accade attorno a noi (fuori e dentro internet). Dal deep learning ai vari bias, approfondendo questioni che occupano il nostro spazio quotidiano, dai cookies alle filter bubble.

Sono felice di vederti qui!

Sono Michele Laurelli, fondatore di Algoretico. Quello che hai letto è solo una piccola parte di ciò che facciamo. Curioso di scoprire di più?

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