Dall'auto alla mobilità, attraverso l'AI

Chi siamo

Dall'auto alla mobilità, attraverso l'AI

Nane Cantatore

Pubblicato il 1 Jul 2021

La settimana scorsa, Arianna ci ha raccontato quanto siamo vicini alla guida autonoma per le auto. Ancora più importante, ha mostrato come le grandi trasformazioni avvengano a piccoli passi: non si arriva di colpo all’auto che si guida da sola, ma attraverso stadi intermedi. Ogni anno vengono immesse sul mercato nuove soluzioni digitali, che migliorano la sicurezza, i consumi, il comfort di guida o la piacevolezza del viaggio. Ci si abitua, così, a fare sempre più affidamento a questi sistemi e diminuiscono le resistenze a cedere il volante all’AI.

Ma non ci si abitua soltanto a coabitare con sistemi variamente esperti. Quello che ogni guidatore progressivamente digitalizzato davvero impara ogni giorno di più è a integrarsi in un sistema. L’automobilista medio, infatti, tende a pensare alla sua auto come un’entità separata dal resto, che deve interagire con la segnaletica e dagli altri veicoli, ma che in sostanza si fa gli affari suoi, cercando ogni varco per sfruttarlo a proprio vantaggio. Questo è un classico comportamento di aberrazione dell’ottimizzazione.

Pensiamo (e non dobbiamo certo fare un grosso sforzo di immaginazione) a una strada a più corsie: è quasi inevitabile che non tutte procedano alla stessa velocità. Un automobilista che vuole andare più veloce passerà continuamente da una corsia all’altra, con il risultato che lui arriverà prima solo se altri non lo imiteranno. Altrimenti, ecco l’ingorgo, in cui tutti perdono.

Il sistema della mobilità

La presenza di ausili alla guida serve proprio a questo: l’auto ci segnala la situazione del traffico, ci aiuta a tener conto dei veicoli che ci seguono e precedono e facilita una guida regolare e prudente. Con i veicoli a guida autonoma, e già con quelli a guida assistita, l’auto non è più un’entità indipendente, ma fa parte di un sistema della mobilità.

Ciò accade a diversi livelli:

  • all’interno dell’auto, dato che la guida autonoma si accoppia naturalmente alla propulsione elettrica, anche dal punto di vista della controllabilità dei sistemi;
  • nel sistema di propulsione, dato che la propulsione elettrica richiede nuove infrastrutture di rifornimento;
  • nella rete energetica, che mette al centro le energie rinnovabili e ha bisogno di nuove tecnologie di stoccaggio e distribuzione (smart grids);
  • nella gestione del traffico, in cui ogni auto è un terminale connesso che riceve e trasmette informazioni per venire instradato verso i percorsi ottimali (smart cities);
  • nell’integrazione della mobilità: l’auto non è più un sistema esclusivo ma fa parte di una rete di soluzioni, insieme a bici, trasporto pubblico e altri mezzi, sempre disponibili;
  • nell’evoluzione del servizio: se l’auto si può muovere da sola, non ha senso possederla solo per tenerla ferma la maggior parte del tempo. Tanto più che, se possiedo un’auto, in genere ho solo quella, che non è sempre la più adatta: posso avere una city car e avere bisogno di una berlina per un viaggio o di un furgone per un trasporto. Ecco che si fa strada, allora, l’idea della mobilità as a service: invece di comprare un’auto, dispongo di una serie di servizi di mobilità che mi raggiungono autonomamente e che uso quando mi servono.

L’AI per la mobilità

Questo approccio di sistema è fatto proprio da alcune grandi case automobilistiche, come Volkswagen, che si stanno trasformando in veri e propri provider di servizi per la mobilità integrata. A ognuno dei livelli che abbiamo appena visto, c’è poi una costante: per funzionare, hanno bisogno di sistemi esperti o di AI.

Tanto nella singola auto quanto in un sistema di gestione del traffico urbano, infatti, una rete di sensori genera una grande massa di dati, che vanno interpretati e condivisi in tempo reale per prendere decisioni intelligenti. Tutto ciò è quasi ovvio, tanto che in molti prospettavano un dominio delle grandi aziende dell’IT anche nella rivoluzione della mobilità, predicendo il declino delle case automobilistiche tradizionali.

Non sembra affatto che questa predizione si stia avverando. Anzi, non solo le aziende europee sembrano aver raggiunto livelli di eccellenza superiori a Tesla, ma i roboanti annunci dei big di oltreoceano, da Apple a Google, sembrano ben poco concreti. Questo per due ragioni. La prima è che per pensare a una rivoluzione così ampia ci vuole un approccio di sistema che riesce meglio alle realtà industriali europee, abituate a misurarsi con la complessità del reale e con le politiche pubbliche. La seconda è che proprio la maturità dell’AI, almeno come paradigma, toglie peso strategico ai grandi player. Le soluzioni AI possono essere sviluppate o acquistate sul mercato, proprio perché si è capito cosa sono. La capacità di affrontare in modo sistematico la realtà della vita quotidiana è (ancora) un problema più complesso.

Sono felice di vederti qui!

Sono Michele Laurelli, fondatore di Algoretico. Quello che hai letto è solo una piccola parte di ciò che facciamo. Curioso di scoprire di più?

Scopri chi siamo
comments powered by Disqus
Il blog di Algoretico

Ti va di leggerne un'altro?