Dal jogging ai balconi: la dissonanza cognitiva virale

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Dal jogging ai balconi: la dissonanza cognitiva virale

Michele Laurelli

Pubblicato il 23 Mar 2020

  • La volpe che non arriva all’uva… dice che è dissonanza cognitiva

Uno che se ne intendeva di dissonanza cognitiva era… Esopo!

Sì, davvero: tutto è nella famosissima storiella, ormai divenuta proverbiale, della volpe che, non riuscendo a raggiungere l’uva sull’albero, dice che non la vuole perché tanto è acerba.

La volpe è esattamente “vittima” di una dissonanza cognitiva.

In che senso? Proviamo a capirlo meglio.

  • Un bug di sistema tra idea e azione

La dissonanza cognitiva è un meccanismo psicologico che è stato portato alla luce piuttosto recentemente (negli anni Cinquanta del secolo scorso dallo psicologo americano Leon Festinger), e si tratta di uno strumento analitico estremamente utile per comprendere criticamente numerose condizioni nelle quali qualsiasi persona può ritrovarsi.

Questo processo cognitivo si verifica quando le nostre idee e credenze entrano in conflitto con i nostri comportamenti fattuali: la nostra mente va in crisi e cerca soluzioni che possano assolvere la bontà delle nostre idee e al contempo quella delle nostre azioni. Il risultato sarà uno stato di disagio dovuto dalla incoerenza, creando una mistificazione: fingeremo una qualche consonanza tra idee e comportamenti, anche se sono in totale dissonanza.

  • Fare finta che l’uva sia davvero acerba

Un esempio, derivante proprio dagli studi dallo psicologo Festinger, è molto utile per capire questo fenomeno della nostra mente. Una persona che odia i ladri si ritrova davanti alla possibilità di acquistare al mercato nero un cellulare a un prezzo bassissimo: chiaramente quel cellulare è stato rubato, e la sua vendita è del tutto illecita. Se l’odiatore dei ladri acquista il cellulare si ritroverà a dover gestire una dissonanza cognitiva, percependo il disagio della sua incoerenza.

Agire in dissonanza con le proprie idee scatena tutta una serie di giustificazioni che, in realtà, sono necessarie per il benessere psichico: a volte ammettere la propria dissonanza cognitiva e la propria incoerenza può essere deleterio per l’umore, per l’autostima, per la salute mentale.

Se una volpe è convinta di essere abilissima e in grado di raggiungere qualsiasi altezza, non potrà ammettere che l’uva in cima a quell’albero è davvero troppo in alto: ridurrebbe la sua autostima e renderebbe la sua energia mentale vulnerabile. Molto meglio inventare una giustificazione: l’uva è acerba, è per questo che non ci provo nemmeno a prenderla.

  • Oggi c’è una dissonanza virale: affacciata al balcone

In questi giorni strani, di isolamento forzato e apprensione, si verificano numerosissimi casi evidenti di dissonanza cognitiva: ci sono persone che proclamano (dai balconi!) a tutti la necessità di stare chiusi in casa a ogni costo per poter debellare il virus, ma che a un certo punto si ritrovano con l’esigenza – o il desiderio fortissimo – di uscire anche solo per un attimo, disposti finanche a iniziare attività fisiche mai svolte prima come il jogging. Iniziano così a motivare la loro uscita, provando a tenerla coerente con la loro posizione fiscale d’origine: ma in realtà sono nel bel mezzo di una dissonanza cognitiva.

Superare gli stati di dissonanza cognitiva è fattibile, ma è necessario un importante sforzo critico. Lucidità e profondità di riflessione sono fondamentali per superare bias cognitivi o situazioni dissonanti.

È molto semplice, a dirsi, dato che ci sono solo tre strade per superare l’empasse dell’incoerenza tra idee e comportamenti:

- Riformulare le proprie idee, cioè cambiarle in linea con i comportamenti che si vogliono assumere.

- Non agire in modo incoerente con le proprie idee.

- Scendere a patti con la nostra natura di esseri umani, che hanno responsabilità individuali passibili di errori, cambiamenti.

In buona sostanza: essere criticamente elastici nei nostri confronti ci aiuta a uscire dalle dissonanze cognitive. Ma, soprattutto, ci aiuta a debellare il pericoloso virus del giudizio tranchant nei confronti del prossimo quando agisce in modi che non riteniamo adeguato.

Sono felice di vederti qui!

Sono Michele Laurelli, fondatore di Algoretico. Quello che hai letto è solo una piccola parte di ciò che facciamo. Curioso di scoprire di più?

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