Come si coabita in un sistema complesso

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Come si coabita in un sistema complesso

Nane Cantatore

Pubblicato il 14 Jul 2021

Dopo le divagazione sulle mappe e i percorsi, provo a riprendere il filo degli ecosistemi, lasciato qualche settimana fa. Credo che a questo punto si possa azzardare una definizione generale, ma abbastanza stringente, del concetto di ecosistema, tale da poter contenere anche le nostre relazioni con le AI. Ebbene, credo che un sistema di questo tipo debba soddisfare i seguenti requisiti:

  • varietà: al suo interno sono presenti soggetti di tipo molto diverso, come le varie specie animali e vegetali che si trovano in un dato habitat;
  • interdipendenza: ogni tipologia di questi soggetti ha bisogno di collegarsi ad altre, spesso con relazioni molto strette. Si pensi alla relazione tra preda e predatore o tra alcune specie di piante e gli insetti che le impollinano;
  • autosufficienza: un ecosistema, nel suo complesso, è un sistema chiuso. Ciò significa che non ha bisogno di interventi esterni per continuare a funzionare. Per esempio, un motore è un composto da parti molto diversificate con differenti funzioni e tutte interdipendenti, ma ha bisogno di una fonte di energia esterna;
  • dinamica vincolata: i rapporti tra i vari soggetti possono variare e modificare anche sensibilmente le caratteristiche del sistema, ma oltre certi limiti lo rendono insostenibile.

L’ultimo aspetto è forse il più complesso e forse anche il più interessante. Pensiamo a un caso celebre, la reintroduzione dei lupi a Yellowstone. I predatori erano stati sterminati negli anni Trenta e sono stati reintrodotti nel 1995.

Da allora, hanno iniziato a dare la caccia alla locale popolazione di alci che, nella sostanziale assenza di avversari, si erano stabiliti nel fondovalle, dove brucavano i giovani salici e depauperavano il sottobosco. Ciò ha avuto conseguenze nefaste per i castori, che hanno bisogno dei salici per costruire le dighe e affrontare l’inverno. Con il ritorno dei lupi, i branchi di alci hanno dovuto assumere un atteggiamento più guardingo e spostarsi continuamente, il che ha permesso ai salici di irrobustirsi e ai castori a prosperare, fino a modificare il corso dei fiumi del parco.

Questo tipo di effetto è noto come cascata trofica: un cambiamento a un livello dell’ecosistema si riverbera su tutti gli altri, con una specie di effetto-valanga. Nel caso dei lupi, i benefici sono stati ampiamente documentati e si sono rivelati superiori alle aspettative. In altri casi, sappiamo bene che il rischio di catastrofe può essere prodotto anche da cambiamenti apparentemente minori, come con il riscaldamento globale. Un innalzamento della temperatura di pochi gradi, infatti, avrebbe (avrà?) conseguenze fortissime sulla vita sul nostro pianeta.

Fondamentale, qui, è il concetto di catena trofica, che approfondisce in modo pregnante la vecchia nozione di piramide alimentare. Non c’è infatti un “predatore apicale” che domina l’ecosistema, ma una serie molto complessa e relativamente mutevole di relazioni, che collega (l’interdipendenza, appunto) tutte le parti del sistema.

Nel nostro parco di Yellowstone è stata introdotta una nuova specie: le intelligenze artificiali. La loro funzione trofica è chiara: si nutrono di dati per produrre… tante cose. Come ogni specie, il loro comportamento ha due finalità. La prima è quella di potenziare il loro stesso sviluppo: usando i dati, le AI affinano il loro funzionamento, creano algoritmi sempre più sofisticati e diventano più potenti ed efficienti. La seconda riguarda l’effetto della loro azione sul resto del sistema. Noi umani ovviamente usiamo i servizi delle AI e, del resto, siamo proprio noi a generare i dati di cui si alimentano.

Sembrerebbe una classica situazione di simbiosi, nella quale due specie diverse hanno trovato un equilibrio da cui beneficiano entrambe. Ma, in un sistema complesso, non esistono relazioni chiuse: il flusso dei dati e la loro trasformazione in informazioni e servizi è un elemento centrale del mondo in cui viviamo. Un mondo in cui non siamo da soli, e non solo perché ciò che accade nell’universo digitale si ripercuote su quello fisico, sul nostro pianeta. Ma perché il modo in cui si producono, raccolgono e distribuiscono i dati determina una delle infrastrutture portanti del nostro ambiente.

L’avvento di soggetti in grado di fare un vero salto di qualità nella gestione dei dati finirà necessariamente per ripercuotersi su questa infrastruttura. Proprio come l’introduzione dei lupi ha cambiato i corsi d’acqua a Yellowstone, quella delle AI cambierà (sta cambiando) l’organizzazione dei nostri flussi di dati. L’ecosistema insiste su un territorio: prepariamoci a cambiarne, ancora, la mappa.

Sono felice di vederti qui!

Sono Michele Laurelli, fondatore di Algoretico. Quello che hai letto è solo una piccola parte di ciò che facciamo. Curioso di scoprire di più?

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