Bias di Simulazione: quando la fantasia fa danni

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Bias di Simulazione: quando la fantasia fa danni

Michele Laurelli

Pubblicato il 16 Mar 2020

«Chissà come sarebbe andata se…», «Se solo avessi preso una decisione diversa, adesso…», «Cosa sarebbe successo se invece di comportarmi in quel modo…»…

A chiunque può essere capitato di formulare pensieri di questo tipo, gettandosi di conseguenza in uno stato d’animo malinconico e negativo. Quasi come se fosse una conseguenza logica: mi rendo conto che se avessi fatto scelte differenti, adesso la mia condizione sarebbe migliore, dunque ne soffro.

Ma è proprio così logico ragionare in questo modo?

In realtà no: quando mettiamo in pratica questo tipo di ragionamento stiamo soltanto inciampando in una scorciatoia mentale piuttosto pericolosa. Si tratta dell’euristica della simulazione, uno dei tanti bias cognitivi che ci spingono istintivamente a semplificare la nostra percezione della realtà.

In diversi frangenti della vita mettiamo spesso in pratica quello che può definirsi pensiero controfattuale, cioè la tendenza a immaginare scenari alternativi a quelli che si sono effettivamente svolti.

Se in letteratura questo modo di pensare può creare suggestive storie (prendendo il nome di “ucronia”) nella vita quotidiana ci porta a modificare negativamente il nostro approccio nei confronti della realtà circostante.

Si tratta di un vero e proprio bias, una scorciatoia mentale soltanto all’apparenza logica: se si esercita la mente al pensiero critico ci renderemo presto conto che l’euristica della simulazione è, appunto… una simulazione, che influenza molto la comprensione degli eventi che ci riguardano.

Un classico esempio per comprendere bene il funzionamento di questo meccanismo mentale è molto presente in tutta la letteratura scientifica che si occupa dello studio dei bias cognitivi.

Alice e Michela devono andare entrambe in stazione, perché devono prendere due treni diversi, ma che partono entrambi alle 13.00. Dunque decidono di recarsi insieme in stazione prendendo uno stesso taxi. A causa del traffico, però, arrivano in stazione soltanto alle 13.30. Il treno di Alice era partito puntuale alle 13.00. Michela invece scopre che il suo era in ritardo di 25 minuti e quindi è partito soltanto 5 minuti prima dell’arrivo del taxi in stazione.

A causa dell’euristica della simulazione siamo portati a essere più dispiaciuti per Michela: ha perso il treno soltanto per 5 minuti! Se magari il tassista avesse superato quella motocicletta… Se solo il taxi non si fosse fermato a quel semaforo giallo… Michela avrebbe forse potuto recuperare quei 5 minuti!

Ma se proviamo a ragionare liberandoci da questo bias, producendo dunque un pensiero critico, ci rendiamo conto che il nostro è soltanto un processo di simulazione: stiamo applicando un pensiero controfattuale, che ci delinea un’idea della realtà alternativa a quella effettivamente avvenuta.

Sia Alice che Michela hanno perso il treno: entrambi i loro treni sono partiti prima del loro arrivo. Fantasticare su ipotesi non determina alcun aggiustamento della realtà, anzi determina uno scoraggiamento mentale inutile e dannoso.

L’euristica della simulazione è dunque molto pericolosa, perché accentua le reazioni emotive in senso negativo, spingendoci a produrre una realtà alternativa migliore rispetto a quella che si sta effettivamente vivendo: ma una realtà che non potrà mai avvenire, e che potrà avere soltanto effetti inutili sul nostro stato emotivo.

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Sono Michele Laurelli, fondatore di Algoretico. Quello che hai letto è solo una piccola parte di ciò che facciamo. Curioso di scoprire di più?

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