Bias della disponibilità: imparare a difendersi dalla propria memoria

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Bias della disponibilità: imparare a difendersi dalla propria memoria

Michele Laurelli

Pubblicato il 16 Mar 2020

Nella nostra mente immagazziniamo ogni giorno un numero sterminato di stimoli, informazioni, percezioni, idee. Alcune di queste, però, ci risultano più “disponibili”: più facili da ripescare dal calderone della memoria quando siamo chiamati ad avere un’opinione o a svolgere un ragionamento.

Un meccanismo normale e legittimo, verrebbe da dire: ma in realtà si tratta di uno scivoloso modo con cui la nostra mente rischia di comprendere in modo falso o parziale la realtà.

Questo processo mentale viene conosciuto come euristica della disponibilità, ed è largamente sfruttata in diversi ambiti della comunicazione, dal giornalismo al marketing.

Le informazioni che incameriamo non vengono rese maggiormente disponibili nella nostra memoria in modo autonomo: quasi sempre siamo influenzati dalla comodità rappresentata dalle scorciatoie mentali o addirittura guidati scientemente dai processi comunicativi dai quali siamo assorbiti.

Un esempio è molto utile per capire questa euristica: proviamo a chiedere a qualsiasi persona se, a suo parere, nel vocabolario inglese sono presenti più parole che iniziano con la lettera K o parole che hanno la K come terza lettera. Chiunque risponderà che ci sono più parole che iniziano con la K: sono facili da rintracciare nella memoria, sono disponibili nella mente senza molto sforzo. Individuare invece parole che abbiamo la K come terza lettera richiede uno sforzo maggiore, tanto da non riuscire a reperire molte parole di quel tipo. Eppure le parole che iniziano con la K sono molte meno rispetto a quelle che hanno la K come terza lettera!

Se questo esempio rende chiaro il nostro scegliere scorciatoie mentali per una sorta di comodità cognitiva, ce n’è un altro in grado di rendere palese l’utilizzo che si fa dell’euristica della disponibilità nei mass media: proviamo a chiedere a una persona se in Italia ci sono più indagati tra i politici o tra i medici. La maggioranza delle persone dirà senza esitazione: «I politici». Eppure, statisticamente, ci sono molti più medici indagati – essendoci, tra l’altro, mole più persone che svolgono la professione di medico che politici, in Italia. Ma l’influenza dei mass media è tale da creare nella nostra mente una disponibilità di informazioni tali da mistificare la realtà dei fatti: ogni volta che un qualsiasi politico viene indagato vengono lanciate decine e decine di notizie in merito; mentre se un medico viene indagato molto difficilmente questo verrà riportato dai media su scala nazionale.
Dunque molte nostre****scelte si basano su questo recupero di informazioni che riteniamo affidabile, ma che in realtà si fonda su un processo della memoria che molto spesso falsato. La disponibilità delle nozioni che riusciamo a recuperare senza****sforzo dalla nostra memoria non è quasi mai sufficiente per avere una visione critica, profondaeautentica della realtà. Chi comunica attorno a noi lo sa: è dunque importante capire come fare a difendersi, imparando a scavare nelle informazioni che immagazziniamo, anche con fatica.

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Sono Michele Laurelli, fondatore di Algoretico. Quello che hai letto è solo una piccola parte di ciò che facciamo. Curioso di scoprire di più?

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